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Crans-Montana e Corinaldo non sono “incidenti”.

Oggi il ministro Tajani è venuto a riferire in Aula sulla tragedia di Crans-Montana. Parole di cordoglio, di vicinanza alle famiglie, di impegno dello Stato perché verità e giustizia non restino solo promesse. Parole doverose. Ma mentre ascoltavo, da marchigiana, il pensiero non poteva che tornare a Corinaldo. A quella notte dell’8 dicembre 2018, alla Lanterna Azzurra. Sei vite spezzate: cinque ragazze e ragazzi giovanissimi e una madre di 39 anni. Decine di feriti. Una tragedia che ha segnato per sempre una comunità intera e che, a distanza di sette anni, continua a interrogare la coscienza del Paese. Crans-Montana e Corinaldo non sono “incidenti”. Sono il risultato di mancanze precise: controlli che non hanno funzionato, regole ignorate, responsabilità non assunte. Sono tragedie che potevano e dovevano essere evitate. Ed è questo il punto più duro, più scomodo, ma anche più vero. Oggi le famiglie delle vittime di Corinaldo hanno scritto parole che non possono essere archiviate come un atto formale. Hanno espresso vicinanza alle famiglie di Crans-Montana, perché solo chi ha vissuto un dolore così può riconoscerlo davvero negli altri. Ma hanno anche detto una cosa grave che ci invita a riflettere: in questi anni, si sono sentite spesso sole. Quasi dimenticate dallo Stato, La prevenzione non è uno slogan. La sicurezza non è burocrazia e deve accompagnarsi all’accertamento della verità Sono doveri. Verso chi non c’è più e verso chi verrà dopo. Perché ogni controllo mancato, ogni norma non applicata pienamente non è solo un fallimento amministrativo: è una ferita aperta nella fiducia dei cittadini. Le famiglie di Corinaldo continuano una battaglia che non riguarda solo loro. Riguarda tutti noi. Riguarda il diritto dei nostri figli di uscire di casa per divertirsi e tornare vivi. Riguarda l’idea stessa di uno Stato che non volta lo sguardo dall’altra parte quando il clamore mediatico si spegne. Oggi diciamo con forza che non li dimentichiamo. Che Corinaldo non è passato. Che Crans-Montana non deve diventare “un altro caso”. La vicinanza alle vittime deve tradursi in atti concreti, in responsabilità chiare, in un impegno reale perché tragedie simili non accadano mai più. La memoria, da sola, non basta. Serve giustizia. Serve sicurezza. Serve uno Stato che non lasci solo nessuno. Che non si dimentichi.