DISPOSIZIONI IN MATERIA DI AREE PROTETTE

La Camera dei deputati ha approvato un provvedimento che interviene sulla disciplina vigente in materia di aree protette, modificando la legge quadro n. 394 del 1991. Si innova il sistema della protezione della natura e della valorizzazione del patrimonio naturale, culturale, paesaggistico ed ecologico del nostro Paese in connessione con la capacità della nostra realtà di darsi un nuovo modello di sviluppo sostenibile. L’obiettivo della riforma è rendere i parchi protagonisti dello sviluppo del Paese coniugando la tutela e la valorizzazione del territorio e delle biodiversità con la buona economia. Vengono inoltre introdotte disposizioni riguardanti le aree marine protette. Tra i punti qualificanti inseriti nel corso dell’esame in Commissione Ambiente alla Camera c’è l’istituzione – su proposta del Pd – di un Sistema nazionale delle aree naturali protette costituito dai parchi nazionali e regionali, dalle riserve naturali, dalle aree marine e dalle aree naturali protette, e di un Piano nazionale triennale di sistema, uno strumento di programmazione nazionale finanziato da 30 milioni per gli anni 2018-2020 e da cofinanziamenti regionali da destinare, almeno al 50%, ai parchi regionali e alle aree marine protette. Inoltre, “nel territorio dei parchi e nelle aree contigue sono vietate le attività di prospezione, ricerca, estrazione e sfruttamento di idrocarburi liquidi e gassosi”.  Si introduce così una logica di ambientalismo moderno all’interno del nostro ordinamento. Il tema della governance, infine, viene affrontato con strumenti che consentano una maggiore capacità di attrarre professionalità di tipo nuovo alla guida e al governo di risorse di questa natura. Si sceglie così di abolire l’albo dei direttori e si apre alla possibilità, attraverso selezioni ad evidenza pubblica, qualificazioni di carattere universitario e di carattere professionale e ambientale, di attingere alle migliori professionalità del settore, facilitando in particolare l’ingresso dei giovani alla guida degli enti parco.

La conservazione dei territori naturali che ancora mantengono inalterate le matrici ecosistemiche rappresenta il principale obiettivo dell’istituzione di aree naturali protette.

I parchi nazionali comprendenti aree marine protette sono classificati come parchi nazionali con estensione a mare cui si applicano, per la parte marina, le disposizioni di legge relative alle aree marine protette. Si stabilisce che dal 1 gennaio 2018, le riserve statali che già ricadono o che vengano a ricadere all’interno di un parco nazionale o di un parco regionale, saranno affidate ai relativi enti gestori. All’Ispra viene assegnato il compito di supporto tecnico-scientifico, di monitoraggio, di controllo, di ricerca in materia di aree naturali protette, biodiversità e protezione dell’ambiente marino e costiero.

Tra i punti qualificanti inseriti nel corso dell’esame in Commissione Ambiente alla Camera c’è l’istituzione – su proposta del Pd- di un Sistema nazionale delle aree naturali protette costituito dai parchi nazionali e regionali, dalle riserve naturali, dalle aree marine e dalle aree naturali protette, e di un Piano nazionale triennale di sistema uno strumento di programmazione nazionale finanziato da 30 milioni per gli anni 2018-2020 e da cofinanziamenti regionali da destinare, almeno al 50%, ai parchi regionali e alle aree marine protette. Inoltre è stato chiarito che “nel territorio dei parchi e nelle aree contigue sono vietate le attività di prospezione, ricerca, estrazione e sfruttamento di idrocarburi liquidi e gassosi”. La normativa attuale vieta l’estrazione di minerali, dunque con questo emendamento è stata chiarita definitivamente la disciplina relativa all’estrazione degli idrocarburi nelle aree protette, estendendola anche alle “aree contigue”, fatti salvi  i permessi estrattivi già concessi.

 Governance. Tempi certi per nomina presidenti parchi: tempi certi per l’elezione del Presidente del parco, che  sarà scelto nell’ambito di una terna proposta dal ministro  dell’Ambiente. La terna viene presentata ai presidenti delle  Regioni o delle Province autonome interessate. Se dopo 15  giorni non viene raggiunta una intesa, sentite le commissioni parlamentari competenti, il ministro dell’Ambiente provvede comunque alla nomina del presidente. La carica di presidente di parco nazionale diventa  incompatibile con qualsiasi incarico elettivo nonché con incarichi negli organi di amministrazione degli enti  pubblici. Nel corso dell’esame alla Camera è stato ripristinata la norma per cui il Consiglio direttivo dell’Ente parco è formato da otto componenti (il Senato aveva introdotto una composizione variabile), scelti tra persone qualificate nella conservazione della natura o nella gestione delle aree protette o tra i rappresentanti della Comunità del parco. La novità introdotta alla Camera è che entrano nel consiglio direttivo degli enti parco nazionali un rappresentante delle associazioni scientifiche e uno degli agricoltori o dei pescatori, per orientare le attività economiche locali verso la sostenibilità. Per la prima volta negli organi direttivi deve essere “tenuta in considerazione la rappresentanza di genere”, visto che nei 23 parchi nazionali oggi solo un presidente e due direttori sono donne e su ben 230 membri dei consigli direttivi solo 14 sono donne, appena il 6%.

 Istituzione di aree marine protette. Viene modificata la disciplina relativa all’istituzione di aree marine protette (AMP), attraverso una riscrittura integrale dell’art. 18 della L. 394/91. Tra le novità più rilevanti l’introduzione di una procedura più articolata per l’istituzione delle AMP. Con riferimento alla nuova procedura, nel corso dell’esame in sede referente sono state precisate le modalità e i soggetti competenti all’effettuazione dello studio preliminare sugli aspetti ambientali e socio-economici dell’area, allo scopo di fornire le informazioni per la valutazione dell’effettiva necessità di istituzione dell’AMP, precisando che l’ISPRA cura l’istruttoria tecnicoscientifica anche avvalendosi delle altre componenti del Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA).

Ai parchi 5×1000 e destinazione beni confiscati. È stato previsto che a  decorrere dal 2017 gli enti di gestione delle aree protette possano beneficiare del 5 per mille e che possano essere  destinatari dei beni confiscati alle mafie. Nel corso dell’esame alla Camera è stata inserita una norma che permette loro l’affidamento in concessione dei beni demaniali presenti nel territorio dell’area protetta. Essi possono inoltre far pagare un biglietto d’ingresso per i servizi offerti, vendere la fauna selvatica catturata o abbattuta nella legalità, stipulare contratti di sponsorizzazione e accordi di collaborazione e concedere a pagamento il proprio marchio, ad esempio per i prodotti tipici locali che soddisfino i requisiti qualità e di sostenibilità ambientale.

 Inasprite le sanzioni. il Senato ha inasprito le sanzioni in tema di violazioni e di regole all’interno dei parchi, alla Camera un emendamento Pd ha escluso le sanzioni previste dalla legge quadro sulle aree protette dall’applicazione dell’articolo 131-bis del codice penale sulla esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.

 Nuove aree protette. Vengono istituiti i Parchi nazionali del Matese e di Portofino,  si delega il Governo ad adottare un decreto legislativo per l’istituzione di un unico Parco del Delta del Po, vengono ridenominate  le aree marine di reperimento di Capo d’Otranto e di Capo Spartivento. Viene previsto che l’istituzione di parchi e riserve marine nelle aree marine di reperimento debba avvenire sulla base delle indicazioni del programma triennale per le aree protette marine e si precisa che per il Parco nazionale dello Stelvio si provvede in conformità a quanto prevede l’intesa dell’11 febbraio 2015 sull’attribuzione di funzioni statali e relativi oneri finanziari. Viene inoltre modificata la collocazione delle sedi legale e amministrativa del Parco nazionale Gran Paradiso,attualmente situate, rispettivamente, a Torino ed Aosta, prevedendone il trasferimento in due distinti comuni del Parco: uno del versante piemontese (per la sede legale) ed uno del versante valdostano (ove sarà invece collocata la sede amministrativa). Infine un articolo inserito nel corso dell’esame in sede referente affida al Ministero dell’ambiente, d’intesa con la Conferenza delle regioni, il compito di provvedere alla promozione della Convenzione degli Appennini per la tutela e la valorizzazione della catena appenninica, all’individuazione delle modalità operative per le attività e gli interventi previsti dal progetto APE (Appennino parco d’Europa), nonché per la sua valorizzazione in sede europea.

 Altra novità. L’eliminazione delle esercitazioni militari dalle attività che dovranno essere disciplinate dal regolamento del parco, che dovrà disciplinare invece il sorvolo non autorizzato di velivoli e droni (che dunque non sarà più espressamente vietato, come prevede la legge attuale). Viene anche previsto il coinvolgimento del Ministero della difesa nella procedura per l’istituzione del parco nazionale o della riserva naturale statale in cui siano ricompresi siti militari. Il divieto, nelle aree dei parchi, di esercitare la pratica dell’eliski e di praticare lo sci fuori pista. Un articolo introdotto nel corso dell’esame in Commissione prevede un rinvio ad un regolamento del MIPAAF per l’applicazione del divieto di immissione di cinghiali su tutto il territorio nazionale previsto dal cd. collegato ambientale.